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VilleGiardini 2012 - Passione Veneziana
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TESTO DI ALESSANDRA DI FEDERICO
«In casa avevamo armadi pieni di bicchieri, brocche e bellissimi oggetti di vetro. Alcuni rotti, altri sbeccati, altri che avevano 200 anni ma sembravano nuovi. Oggetti meravigliosi, molti introvabili.» È stata questa, racconta Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Gibi per gli amici, una delle ragioni che lo ha spinto a dedicarsi al vetro, a reinventare gli oggetti dei suoi ricordi. Nato e vissuto con Venezia nel cuore, è cresciuto nelle stanze affrescate da Tiepolo di Palazzo Papadopoli, sul Canal Grande, e ha sviluppato fin da piccolo il senso del bello e il desiderio di ricrearlo. Orfano di padre dall'età di 9 anni, Giberto era l'unico maschio di casa, con due sorelle e una madre da cui ha ereditato sensibilità e gusto per l'estetica. Dopo 10 anni tra Torino e Milano per gli studi e le prime esperienze di lavoro, tornato a Venezia ha iniziato 15 anni fa il suo lavoro con il vetro. Da allora ha realizzato una magnifica collezione di pezzi unici, soffiati e decorati dai maestri vetrai di Murano.
Tra i più belli, la serie di bicchieri "Palazzo", con incise le facciate degli edifici più importanti del Canal Grande: Palazzo Ducale, Grimani, Papadopoli, Spinelli, Ariani e Cà d'Oro. "Goti", come si chiamavano una volta, dalla forma semplice e tradizionale. «I calici», racconta Gibi, «non mi sono mai piaciuti, le forme devono rimanere semplici, poi si possono arricchire con preziosi dettagli». Le pietre, per esempio, che ha usato per decorare la serie "Jai", col bordo in argento. «Ero a Jaipur per comprare pietre dure di diversi colori. Lì mi è venuta l'idea: perché non incastonarle nei bicchieri?»
Viaggi, ricordi, Venezia. Queste le fonti di ispirazione, come per la brocca che porta il suo nome "Gibi": «Ce n'era una in casa che aveva una forma strana, curiosa. L'ho rifatta con un becco d'argento come quello dei gabbiani di Venezia. È diventato il mio decanter, uno dei pezzi che più amo.»
Nel via vai di casa Arrivabene la tavola è il luogo centrale dove famiglia e amici si incontrano. Un universo, quello di Gibi, ancora prevalentemente femminile. Sposato con Bianca di Savoia Aosta, ha 4 figlie femmine e un maschio di 10 anni. Alcuni bicchieri sulla tavola portano i loro nomi: Leonardo, Mafalda, Vera.
Non solo bicchieri, non solo brocche. Nella collezione Arrivabene ci sono cornici, sottopiatti, saliere, centri tavola e, soprattutto, ciò che Gibi vorrebbe diventasse sempre di più parte centrale della sua produzione: le sculture. Il busto di Ottaviano Augusto di vetro rosso ambrato riflette sul davanzale la luce del Canal Grande. L'elemento creativo è sempre un divertimento, una scoperta. Malgrado le responsabilità arrivate con la famiglia e con l'età, ha ancora intatto un trascinante senso dell'umorismo e una leggerezza che hanno il sopravvento su una natura malinconica e nostalgica. «Venezia fa per me, si addice al mio carattere, è il posto ideale per vivere e per creare.»