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Talk: Giberto Arrivabene, The passion for Murano Glass - Henge

Talk: Giberto Arrivabene, la passione per il vetro di Murano - Henge

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"HENGE E IO SIAMO CRESCIUTI NELLA STESSA TERRA, PARLIAMO LA STESSA LINGUA. ENTRAMBI CREIAMO OGGETTI BELLI E SPECIALI. CON 'SPECIALI' INTENDO COSE CHE NESSUNO HA MAI VISTO PRIMA, FUORI DALLA MASSA"

Di cosa è fatta la creazione perfetta? Prima di tutto, di una musica emozionale capace di creare un ordine tra elementi diversi eppure complementari. Una musica che nutre l'arte, capace di trasformare un'opera in qualcosa di unico anziché in un prodotto seriale. Un capolavoro brillante deve essere ambiguo, mai oggettivo. È fatto, poi, di creazioni prive di un significato chiaro e definito, che portano invece con sé un po' di incertezza. Solo così, nell'incertezza, le persone resteranno affascinate dalle creazioni, senza limitarsi a un uso puramente funzionale. Ogni opera d'arte deve essere allusiva e mai troppo diretta, perché a incantare sono le sfumature, non i colori pieni. Sfumature — sui toni del grigio e dell'ametista — come quelle vissute durante l'infanzia da Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, maestro vetraio di Murano, che raffigurano un ritratto di Venezia, la sua città natale, con toni placidi, drammatici, profondamente romantici. Un luogo incantato — quello che Arrivabene ha vissuto dalle stanze di Palazzo Papadopoli, tra gli affreschi del Tiepolo e i suoi affetti domestici — privo, oggi, di quella luce poetica. L'arte è poesia, parla senza parlare, suggerisce sfumature creative capaci di indicare qualcosa soltanto accennato, mai spiegato. Perché la creatività e l'arte vanno gustate pienamente, e l'unico modo per farlo è lasciarsi affascinare da esse, dai loro saperi nascosti e misteriosi. Con queste premesse concettuali si è aperto, lo scorso gennaio, nella campagna fuori Venezia, il dialogo tra Henge e Giberto Arrivabene. Un manifesto condiviso che si trasforma in un vero e proprio manufatto culturale, fondato su un solido equilibrio tra contenuto ed estetica, dove materia, sapere e forma si combinano alla luce di un'apparenza senza tempo, capace di dare vita a oggetti contemporanei ed eleganti, lontani dal minimalismo freddo. Manufatti che raccontano valori storici, ricerca e amore per l'arte.

L'apprezzamento di Henge per il mondo del vetro di Murano è totale. Una selezione significativa delle proposte 2016 presentate al Salone Internazionale del Mobile di Milano ha indagato il sapere artigiano delle terre di Murano, l'isola al largo di Venezia, dove aleggia lo spirito di un luogo mistico che, attraverso le sue fornaci, ha sviluppato una conoscenza senza tempo. Proprio come la filosofia produttiva di Henge, che restituisce questa preziosa tradizione rendendola protagonista informale e disinvolta di una collezione di pezzi unici. Oggetti personali che rifiutano le caratteristiche standard della produzione seriale del design, privilegiando le imperfezioni perfette della lavorazione artigianale. Dal rapporto tra Henge e Giberto Arrivabene è nata una collezione esclusiva di pezzi per la casa, interamente realizzati a mano: bicchieri, vasi, centrotavola, brocche, accessori perfetti per entrare nelle case e negli spazi firmati Henge. Un'ode alla più raffinata arte de la table, che rispecchia la ricerca di una funzionalità capace di raccontare la passione e la maestria artigianale senza compromessi.

L'incontro con Henge: quali sono le affinità che vi legano?

Io ed Henge siamo cresciuti nella stessa terra, parliamo la stessa lingua. Entrambi creiamo oggetti belli e speciali. Con "speciali" intendo cose che nessuno ha mai visto prima, fuori dalla massa. Oggi tutto è depersonalizzato, mentre noi vogliamo creare oggetti su misura, realizzati su richiesta di altri, difficili da concepire e capaci di essere protagonisti senza tempo. Il mio mondo è quello del vetro di Murano, un materiale nobile che per sua natura è senza tempo. Se dovessi comprare un vetro del Settecento e uno identico realizzato oggi, sarebbero quasi indistinguibili. È un materiale magico, che esce dalle leggi del tempo e non invecchierà mai.

Quali sono le sfide più emozionanti nella realizzazione di un vetro di Murano perfetto?

Il vetro di Murano significa personalizzazione totale, dove viene rifiutato il concetto di design inteso come applicazione formale dell'estetica della produzione seriale. Ho trascorso quattro anni a lavorare sulla mia riproduzione in scala di un metro della "Paolina Borghese" di Canova, esposta alla Biennale di Venezia all'interno del padiglione del Victoria and Albert Museum. Una grande soddisfazione. In senso più ampio, la mia sfida più grande è restare sempre contemporaneo. Con Henge ho cercato di unire la loro grande modernità con il gusto classico delle mie creazioni. Non so ancora se ci sono riuscito, ma amo il risultato finale. Spero che piaccia anche agli altri.

Come si conciliano la filosofia di Henge e un materiale di lusso così luminoso e leggero? E come comunicano questi due mondi in Air Light?

Il frutto dell'arte è di per sé qualcosa di arioso, dolce e impalpabile. Il nostro valore aggiunto risiede nella valorizzazione dei materiali e nella qualità delle tecniche, che danno forma a installazioni empiriche dalle strutture elevate e leggere. Io ed Henge stiamo lavorando a un nuovo pezzo che unisce vetro e arredo, ispirato all'artista Giacomo Balla. Un gioco di prospettive, che per il momento non posso ancora svelare.