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Sole 24h - Così il vetro artigianale vive in complementi di alta gamma
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The Venice Glass Week. Dalle lampade ai vasi, dai bicchieri agli specchi: oggetti di nicchia per pochi intenditori resistono alle produzioni industriali
Antonella Galli
C'è un futuro per il vetro artigianale nel design? La domanda è lecita, se si pensa a come le produzioni in vetro soffiato e lavorato a mano si spostino sempre più verso il mondo dell'arte, con creazioni e oggetti in cui a predominare sono i valori espressivi e di manifattura, più che le possibilità funzionali. Le ragioni sono molteplici: dal valore dei manufatti alle difficoltà di produzione, ma anche alla competenza, sempre più rara, necessaria per poterli apprezzare nelle loro specificità tecniche. La nona edizione di The Venice Glass Week, che si chiude oggi dopo otto giorni intensi di eventi, mostre, laboratori, esperienze (oltre duecento tra Venezia e Murano), ha fornito più di una risposta alla domanda iniziale. Design e 'vetro artistico' (così è definito il vetro soffiato e lavorato a mano) sono un binomio ancora possibile, talvolta anche fecondo, oggi comunque delimitato a un perimetro di produzioni preziose e dedicate agli appassionati del genere.
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La sintesi tra arte, storia e design in vetro si compie anche con la nuova linea di Specchi futuristi del brand Giberto Venezia ispirati al dipinto 'Velocità astratta + rumore' di Giacomo Balla della Peggy Guggenheim Collection. Composta da tre specchi di piccole dimensioni e da uno specchio monumentale, visibile (su appuntamento) in una sala affrescata di Palazzo Papadopoli Arrivabene (oggi Aman Venice), la collezione nasce dalla volontà del designer Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga di associare le opere di celebri artisti a manufatti in vetro. In questo caso la difficoltà di realizzare in tinte e tecniche differenti i settori geometrici di cui si compone la superficie degli Specchi futuristi è stata superata grazie alla collaborazione con la manifattura AAV Barbini.