Storie

D Repubblica – La bellezza fragile

L'articolo

Opere in vetro ispirate agli oggetti di famiglia e create con i maestri di Murano. La nuova boutique Giberto Venezia sul Ponte di Rialto

di Laura Taccari

La fascinazione nei confronti della propria città, Venezia. La passione per gli oggetti antichi. L'empatia verso un materiale fragile quanto potentissimo, il vetro. Le collezioni di Giberto Venezia, brand fondato da Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, sono una miscellanea di memorie, legami, passione e sperimentazione. Un progetto nato quasi per caso, che si è da poco arricchito di una preziosa boutique sul Ponte di Rialto, location restaurata dall'architetto Giovanni Rubin de Cervin Albrizzi. Tutto è cominciato nei laboratori dei mastri vetrai di Murano, dove Giberto era solito andare per far aggiustare gli oggetti di famiglia. Proprio gli oggetti della sua infanzia a Palazzo Papadopoli sul Canal Grande (sede oggi del prestigioso albergo Aman Venice) hanno anche ispirato i primi passi della produzione, nata nel 2005. Giberto ha infatti iniziato a dare forma a elementi decorativi per la propria casa, collaborando con quegli stessi maestri del vetro. Quando gli amici hanno iniziato a commissionargli pezzi per le proprie case e tavole, è nata la Giberto Venezia, che oggi comprende – oltre a bicchieri, brocche e vasi – anche sculture, cornici e opere d'arte. Ad racconta cosa si cela dietro le sue collezioni.

Il debutto della boutique avviene in una location d'eccezione, il Ponte di Rialto. Che rapporto ha con questo luogo?

«Tanti ricordi. Quando ero bambino e accompagnavo mia madre a fare le commissioni, ci fermavamo sempre alla profumeria "Da Franco", che si trova ancora oggi sul Ponte e dove lei trascorreva ore, parlando delle origini e delle caratteristiche delle varie essenze. È un luogo iconico per noi veneziani. È un monumento e allo stesso tempo un passaggio. Lo si percorre anche tutti i giorni, ma raramente ci si ferma».

Cosa rappresenta per lei Venezia?

«È un connubio unico di arte e bellezza naturale. È intrisa di fascino e mistero, ogni angolo nasconde una storia. È un luogo dove la creatività e la tradizione si fondono in modo armonioso, caratteristica che mi ha sempre affascinato e che ha sempre ispirato il mio lavoro di designer. Ma è anche la città della mia infanzia, all'epoca molto diversa da oggi. Io e Venezia ci siamo visti crescere e cambiare reciprocamente. La Venezia della mia infanzia è più misteriosa e per certi versi più viva di quella di oggi. Il turismo di massa l'ha cambiata molto, ma allo stesso tempo credo sia bellissimo che tutti possano visitarla. È quasi una fortuna non esserci nato, perché quando la scopri da adulto per la prima volta deve essere un'esperienza incredibile, quasi uno shock».

Come nascono le sue collezioni?

«Il processo creativo è sempre diverso. Tendo a trarre ispirazione dall'osservazione delle architetture, dell'arte, della vita quotidiana. Fondamentale è la collaborazione con i maestri di Murano. Con alcuni di loro ho instaurato delle bellissime amicizie oramai decennali. Parto sempre da uno schizzo su carta che poi deve essere messo a punto. Andare a Murano, discutere con loro e capire insieme le tecniche di produzione più adeguate è una parte molto importante di questo lavoro».

Che rapporto ha con gli oggetti nella sua vita?

«Vivo in mezzo alla storia e amo circondarmi di cose che hanno un significato affettivo. Sono attratto dai dettagli di manifattura e spesso trovo ispirazione negli oggetti più semplici che mi circondano. Un antico interruttore della luce che apparteneva a mia madre, per esempio, ha ispirato Luce Serenissima, dove ho cercato di combinare la tradizione con la modernità per ottenere una serie di pulsanti utili ma anche bellissimi secondo me. Sono affascinato dalle tecniche tradizionali ma sempre alla ricerca di modi innovativi per reinterpretare e reinventare il disegno di un prodotto e creare qualcosa di unico e allo stesso tempo funzionale».

Qual è l'aspetto più delicato della produzione?

«Sicuramente la lavorazione del vetro, quando il Maestro mette alla prova il progetto. Richiede una grande capacità artigianale e un'attenzione costante per evitare errori che potrebbero compromettere il risultato finale. È anche l'aspetto più gratificante, perché permette di trasformare una materia così delicata e mutevole».

I suoi indirizzi veneziani del cuore?

«Il ristorante Alla Madonna, vicino al Ponte di Rialto. Uno dei miei preferiti, mantiene quell'autenticità veneziana e l'atmosfera mi fa sentire a casa. Ci andavo con mio padre, anche per questo mi è molto caro. Inoltre, è a pochi passi dal mercato del pesce, il che assicura freschezza e qualità. L'Harry's Bar ovviamente, una vera e propria istituzione che ha mantenuto il suo spirito nel tempo. Il Bar Rizzardini, per il caffè. Infine, passeggiare al Lido in primavera rimane una delle mie attività preferite».