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AD - Giberto Arrivabene e Chahan Minassian: Venezia tra tradizione e modernità
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Giberto Arrivabene e Chahan Minassian: Venezia tra tradizione e modernità
L'artigianalità di Giberto Venezia alla Chahan Gallery in occasione di Maison&Objet. Un'oasi veneziana che omaggia la Laguna come fonte d'ispirazione.
di Marta Galli — 15 gennaio 2026
Giberto Arrivabene e Chahan Minassian: un'oasi veneziana a Parigi
Quando a Oscar Wilde, in cerca di quiete, qualcuno suggerì di ritirarsi a Venezia, lo scrittore inglese, spaventato all'idea di diventare un monumento per turisti, non prese nemmeno in considerazione l'idea. Eppure, in Laguna sono moltissimi gli stranieri che vivono appartati in palazzi che si affacciano su vedute irripetibili.
Chahan Minassian — interior designer e collezionista, fondatore della Chahan Gallery — si è trasferito nella Serenissima poco prima della pandemia facendone la sua sede stabile, sebbene il centro delle sue attività rimanga Parigi. A Venezia ha firmato una mostra all'interno dell'abbazia benedettina di San Gregorio, disegnato la casa di Diane von Furstenberg e, alla fine del 2024, ha debuttato con la sua prima collezione per la storica maison di tessuti Fortuny, per la quale ha rivisitato gli spazi dell'azienda trasformando la villa che fu della contessa Gozzi in una casa-showroom su tre piani.
Ed è sempre a Venezia che è maturata l'amicizia con Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, artista del vetro veneziano. La sua famiglia risiede dal XIX secolo a Palazzo Papadopoli, uno degli otto palazzi monumentali affacciati sul Canal Grande — noto ai più per essere la sede dell'hotel Aman Venice. I suoi primi ricordi sono ambientati qui, tra i dipinti di Tiepolo, ed è qui che vive tuttora con la moglie Bianca di Savoia Aosta e i loro cinque figli, quattro femmine e un maschio.
«Venezia si addice al mio carattere e quando sono lontano, anche solo per poco, mi manca, a cominciare dal suo odore».
Tra lunghe cene informali e un assiduo confronto creativo, sostenuto dall'ammirazione reciproca e da una profonda affinità elettiva, nasce l'idea di un progetto condiviso. Oasi Veneziana, alla Chahan Gallery, apre in occasione di Maison & Objet 2026 a Parigi. Nel suo spazio sulla Rive Gauche, il designer franco-libanese presenta le collezioni firmate Giberto Venezia e un nuovo pezzo che suggella la loro amicizia.
La collaborazione nata da un'amicizia
Oggi, sempre più spesso, le collaborazioni sembrano essere dettate da strategie di mercato; Giberto Arrivabene e Chahan Minassian prendono invece le distanze da questa logica. «Collaborazione è una parola che detesto», afferma quest'ultimo, a cui fa eco Giberto: «Non siamo uomini d'affari: per noi si tratta più di un divertimento che di business».
Giberto Arrivabene, conosciuto in privato come Gibi, ha iniziato a dedicarsi alla produzione artigianale di vetro nelle antiche fornaci di Murano quando si è accorto di non riuscire più a trovare i raffinati servizi tradizionalmente usati dalla sua famiglia. Perché questo vezzo privato si traducesse in un brand — oggi con flagship store sul Ponte di Rialto — è bastato poco.
«È accaduto quasi per gioco: quando gli amici rompevano un pezzo dei loro set venivano da me, chiedendomi di realizzarne una replica». Il passo successivo è stato iniziare a disegnarne di originali, infusi di un classico flair e della sapienza dei soffiatori veneziani. C'è tutta una genia di tecniche — craquelé, rigatini, incisi a mano con decorazioni che riprendono "il pizzo verticale delle facciate veneziane", come scriveva Iosif Brodskij – e silhouette che uniscono semplicità ed eleganza.
Nel solco della tradizione, con spirito moderno
A fornire l'ispirazione, ancora una volta, sono stati i vetri di casa: un archivio affettivo passato attraverso diverse generazioni. «Tutti questi pezzi sono diventati, in maniera naturale, parte del mio vocabolario», dice Giberto Arrivabene.
«Quando entri a casa di Giberto la storia è ovunque, ma allo stesso tempo senti che il tempo non si è fermato», racconta Chahan. «Ci sono grandi vassoi d'argento colmi di bicchieri: un compendio delle forme del vetro, che può andare da quelli rosa e arancioni a quelli in cristallo. E tuttavia non è un museo. Quei vassoi sono in costante evoluzione: accanto ai bicchieri ereditati possono comparire prototipi che Gibi ha appena portato con sé dalla fornace e appoggiato lì. Ci sono modelli spaiati e assortiti e ognuno a tavola ne ha uno diverso: non è un esercizio di accumulazione, ma una sorta di sprezzatura – un modo di vivere contemporaneo».
Il primo sketch dell'installazione allestita da Chahan nasceva proprio da questa visione, mescolando heritage e modernità in un insieme gioioso e opulento, sostenuto da monumentali mobili brutalisti che contrastano con la leggerezza e trasparenza del vetro. «Io e Giberto siamo come lo "Yin e lo Yang". Ma per quanto io sia quello moderno, ciò che m'interessa davvero è una modernità che si fonda sul pieno rispetto della tradizione, e che ritrovo nel suo lavoro».
Nell'eclettico spazio, nato come estensione della visione curatoriale di Chahan, dove si stratificano texture e materiali, l'affresco dei vetri è un vero e proprio arcobaleno. «E il cielo sa quanto io sia colorato» commenta il designer. Tra i bicchieri ce n'è uno che hanno realizzato insieme: Chahan Blue. «L'idea è nata da Gibi ed è stato infine tutto molto veloce — siamo entrambi piuttosto istintivi».
Partendo da una delle silhouette che si ritrovano nelle collezioni Giberto Venezia — «delicata ma solida allo stesso tempo, con piacevolissime proporzioni» — il bicchiere ha assunto una nota cromatica, un clin d'œil, come dice Chahan, che lo riporta nell'universo del designer: un blu sfumato, profondo e mutevole, bordato da una sottile linea verde — come il mare della Laguna, che è di entrambi musa.
«L'acqua è fondamentale perché dona al vetro riflessi straordinari», dice Giberto. «Il vetro è un materiale capriccioso e, per ottenere esattamente ciò che hai in mente, serve perseveranza. Ma perseveriamo senza smettere di divertirci: prendiamo il divertimento molto seriamente».