Video per gentile concesssione di ARTINFO

 

Tutto è iniziato una sera al tramonto. Un raggio di luce filtrava attraverso il rosone della chiesa dei Frari a Venezia. Un effetto magico, unico. La materia forte del vetro, che si lasciava trafiggere nella sua trasparenza e quei cerchi bordati di piombo diventavano oggetti meravigliosi. Così Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Gibi per gli amici, racconta uno dei momenti più forti di quell’incantesimo che lo ha portato, una quindicina di anni fa, a voler creare oggetti di vetro e di altri materiali come legno, vermeille, agata, cristallo di rocca .

Quei cerchi piombati, rifatti in legno, sono diventati la serie di sottopiatti della sua collezione.  Profilati in argento, possono essere personalizzati con il proprio stemma o le proprie iniziali incisi al centro. Ma a Venezia c’è Murano e il vetro resta centrale nel lavoro di Giberto. La sua magia si è estesa ad altri oggetti - bicchieri innanzitutto, ma anche porta-candele, cornici, vasi, brocche.

Cresciuto a Venezia, nelle stanze affrescate dal Tiepolo di Palazzo Papadopoli, affacciato sul Canal Grande, Giberto è stato ispirato soprattutto da vecchi oggetti di casa. “La nostra brocca scheggiata sul bordo, è diventata una delle mie creazioni più riuscite: un decanter a cui ho aggiunto un becco d’argento, come quello dei gabbiani che volano sulla laguna”.

Resuscitare le cose più belle della propria memoria, ridar loro vita. Giberto ha la nostalgia del passato, ma anche il talento di ricrearlo dandogli nuova linfa. Le tazze della sua nonna portoghese, in prezioso legno di cocco, adesso vengono soffiate dai vetrai di Murano e si chiamano ‘Bisanzio’. Sul fondo, a contatto con il piattino, lo stampo di una moneta del doge Donà del '500.

“Ho iniziato a produrre oggetti per me stesso e per i miei amici. Poi ho cominciato ad avere più richieste e ho deciso di fare sul serio”.

Le forme classiche assumono grazie alle incisioni la rarità del pezzo unico. Come la serie di bicchieri con incisi dettagli delle facciate dei più bei palazzi di Venezia: Palazzo Ducale, Ca’ D’Oro, Palazzo Grimani, Ariani, Papadopoli, Spinelli. Ma tra i bicchieri Arrivabene, solo un calice. “Di solito non mi piacciono i gambi”, confessa Giberto. “Ho fatto su richiesta di un’amica delle coppe di champagne, ma la forma deve restare semplice. E’ il dettaglio che fa la differenza”.

Ecco dunque i bicchieri Lacrima, con una goccia colorata che scende dal bordo, o quelli da liquore con una piccolissima pietra dura incastonata nel vetro. Oggetti di lusso certo, ma che non hanno bisogno del palazzo per vivere, ma farebbero bella figura in qualsiasi appartamento. “Per questo mi piace ispirarmi al ‘600. E’ un secolo semplice, lineare. Non è lezioso ed esagerato come il ‘700, né cupo e pesante come l’800. 

Le cornici ad esempio si rifanno a modelli molto classici che non si trovano più. “Per questo – spiega Giberto - ho deciso di rifarle simili a quelle che avevamo in casa da piccoli con le foto della famiglia”. Sono in ardesia, argento, vetro, agata, e persino in cristallo di rocca, oramai sempre più raro. “Cornici preziose rendono ancora più belli i ricordi e le immagini della propria vita”.

Ci sono materiali che non invecchiano mai. Primo tra tutti proprio il vetro. “Ho ancora dei bicchieri di due secoli fa conservati negli armadi. Sono perfetti. Una volta puliti e lucidati, sfido chiunque a distinguere i vecchi dai nuovi. Eppure sono tutti diversi, ciascuno fatto quell’unica volta in quell’unico esemplare”. Come quei vetri colorati e spessi della chiesa dei Frari, lì sopra da secoli a trasportare la luce e a creare l’incanto.